Non so se molti di voi sono a conoscenza del caso “Motrin”, caso che ha fatto molto scalpore durante la scorsa settimana.
Vediamo subito la pietra dello scandalo… tutto parte da questo spot televisivo:
Bene, per chi non lo sapesse Motrin è un prodotto che si occupa di alleviare dolori fisici (come mal di testa, dolori muscolari etc etc) e che ha, in questo caso, improntanto la sua campagna marketing sul sollievo che il loro prodotto può dare alle mamme che portano i loro figli “a tracolla” (lo so non è il termine forse più appropiato, ma non credo che da noi il sistema sia molto in uso… il passeggino vige ancora).
Come nasce il fattaccio? Semplice, alle mamme non sono piaciuti i toni in cui la loro scelta è stata dipinta, in particolare la ridondante parola “pain” che viene enfatizzata nello spot tv.
Dopo qualche ora dalla messa in onda su twitter le prime mamme iniziavano a lamentarsi.
In pochi minuti le twittate si sono moltiplicate e di li a poco sono iniziati a comparire i primi post in diversi blog sull’argomento.
Inoltre alcune mamme hanno iniziato a contattare l’azienda produttrice per dimostrare il loro malcontento, da qui la scelta di rimuovere lo spot e pubblicare un comunicato di scuse a tutte le mamme che si sono sentite offese dalla loro pubblicità.
Mettiamo da parte la forma dello spot, cosa che ha realmente generato il problema, ma non la sostanza, dato che se si leggono molti twitt o post si nota che i genitori, sia padri che madri, non dicono che non possano soffrire di dolori di schiena o collo scegliendo di portare il proprio figlio (o in alcuni casi figli) in braccio, la cosa che forse fa più riflettere è che se le mamme non avessero inviato un’email all’azienda ad oggi probabilmente lo spot non sarebbe nemmeno stato ritirato, con conseguenze per l’immagine aziendale ancora peggiori.
Quindi in parte possiamo dire che l’azienda è stata attenta al web, almeno per quanto concerne l’email, ma avrebbe potuto far molto meglio analizzando la propria reputazione attraverso gli strumenti sociali (twitter, blogosfera).
Sarebbe da dire che il compito, se non dell’azienda stessa, fosse almeno dell’agenzia che ha creato lo spot direte voi (e sottolinerei io)… e invece volete sapere una cosa curiosa?
Qualche giorno dopo il “fattaccio” l’agenzia che si è occupata della realizzazione dello spot è stata contattata e si è scoperto che loro non erano a conoscenza di nulla di ciò che era accaduto… curiosa come cosa, anzi forse sarebbe meglio dire inquietante!
Il caso Motrin evidenzia ancora una volta il potere del web e degli strumenti sociali, strumenti che dovranno essere assimilati a breve da parte delle agenzie di comunicazione per evitare in futuro di commettere errori simili.
I sistemi sociali sono in grado di fornire feedback misurabili da parte dei possibili clienti finali, decidere di ignorarli o valutarli solo a campagna rilasciata potrebbe essere davvero un grave errore strategico dal punto di vista tattico e se non correttamente presidiato e gestito potrebbe rivelarsi come un boomerang tagliente che ritorna a forte velocità.


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Come usare i social media per parlare con i consumatori « MediaMeter — 27 novembre 2008 @ 20:22
[...] violente reazioni negative. Come accaduto ad esempio alla Johnson & Johnson, che con il video pubblicitario del Motrin rivolto alle mamme, ha suscitato molti commenti negativi via twitter, tanto da costringere [...]
Come usare i social media per parlare con i consumatori — 28 novembre 2008 @ 03:32
[...] violente reazioni negative. Come accaduto ad esempio alla Johnson & Johnson, che con il video pubblicitario del Motrin rivolto alle mamme, ha suscitato molti commenti negativi via twitter, tanto da costringere [...]
Patatoni.com il blog per i bimbi da 0 a 3 anni » Motrin - parte seconda — 28 novembre 2008 @ 18:13
[...] in un blog italiano il resoconto dettagliato [...]
Ryanair vs bloggers | Posting IT — 25 febbraio 2009 @ 16:42
[...] tempo fa vi avevo parlato del caso Motrin, che aveva fatto molto parlare di se qualche mese [...]